SAW 3D
Regia: Kevin Greutert
Sceneggiatura: Marcus Dunstan , Patrick Melton
Cast: Betsy Russell, Chad Donella, Costas Mandylor, Dean Armstrong, Tobin Bell
Anno: 2010
Nazione: Stati Uniti d'America
Distribuzione: Moviemax
Durata: 90 min
Genere: Horror
La franchise horror più caratteristica e influente dell’ultimo decennio ritorna a breve distanza da Saw VI, abbandonando la numerazione progressiva per enfatizzare l’utilizzo della
tridimensionalità. La brillantezza dei primi episodi ha però lasciato il posto a una tortuosità narrativa che vorrebbe nascondere l’iterazione con la complessità.
Due persone si svegliano all’interno di una sorta di gabbia di vetro sotto gli occhi dei passanti. Sono legati per una mano ai capi opposti di un tavolo da lavoro con seghe rotanti incorporate.
Sopra di loro, al soffitto, è appesa una ragazza, anche lei legata. I passanti cercano di sfondare la vetrina per soccorrerli, ma non ci riescono. Il pupazzo di Jigsaw compare in triciclo
avvisando i due uomini che possono salvare la ragazza sacrificando uno di loro oppure possono decidere di salvarsi lasciando morire la ragazza. La scelta è complicata dalle professioni d’amore
della ragazza, mentre le seghe rotanti si mettono in moto. La conclusione non può che essere sanguinosa. Il detective Hoffman, già braccio segreto del serial killer Jigsaw, riesce a liberarsi da
una trappola micidiale e a fuggire. Bobby Degen si gode fama e successo per essere stato uno dei pochi sopravvissuti alle micidiali prove di Jigsaw: ha scritto un libro sull’esperienza e ne parla
in un’intervista televisiva. Jill, la vedova di Jigsaw, va alla polizia con importanti rivelazioni sugli omicidi del defunto marito. Tutto questo e altro ancora si intreccia in modo imprevisto e
ineluttabile, ma qual è il tortuoso piano finale di Jigsaw?
Questo episodio prosegue nella tendenza a strutturarsi come soap opera orrorifica, portando avanti più vicende in alternanza e utilizzando personaggi ricorrenti. Il procedere è condito con le
consuete vignette di crudeltà assortite che, mediante l’utilizzo di concatenazioni meccaniche in stile Rube Goldberg, costituiscono sequenze a se stanti il cui scopo è ravvivare in modo
sanguinoso la vicenda cercando di unire fantasia feroce e sarcasmo moralistico. Bersaglio questa volta sono i razzisti e, soprattutto, gli opportunisti mediatici, ma la polemica resta
pretestuosa: lo scopo del film è completare un puzzle feroce unendo ulteriori tasselli nel modo più sadico possibile. Che l’ingegno degli sceneggiatori riesca a creare qualche nuovo marchingegno
diabolico in un contesto già molto affollato da quelli degli episodi passati è un titolo di merito, sotto questo profilo. La cupezza caratteristica è mantenuta in modo efficace, ma la trama, pur
serbando qualche svolta a sorpresa, è piatta e poco innovativa.
Il cast è competente, senza brillare. Tobin Bell compare in un breve cameo, ma non gli si poteva chiedere di più: in fondo, Jigsaw è morto già da diversi episodi. Kevin Greutert aveva
parzialmente rivitalizzato la serie con il sesto capitolo: qui sembra preoccuparsi più di preservare l’ortodossia iconografica che di sviluppare la suspense attraverso un adeguato sviluppo della
narrazione. Il risultato è un film tetro e non sempre avvincente, anche se non privo di qualità e coerente con la pessimistica visione dell’umanità che ha contraddistinto la serie sin dal primo
episodio.
Più che il 3D - un gimmick ormai consueto anche se sempre spettacolare - è forse la promessa che questo è l’ultimo della serie a costituire il movente principale per gli spettatori. Sarà
veramente così? Il finale, per quanto ai limiti della credibilità, è il momento migliore del film e riesce in qualche modo a sorprendere con una chiusa che riporta tutto all’inizio. Ma più che
nell’esaurimento delle idee o nel desiderio di quadrare in modo definitivo il cerchio della vicenda, la risposta alle eventuali sorti future della serie potrebbe risiedere, come quasi sempre
avviene, nel box office. Se sarà brillante, mai dire mai.




