Battlefield: Bad Company 2
Parlando di First Person Shooter, in questa generazione, il primo titolo a venire alla mente, ancor prima del blasonato Halo 3, è Call Of Duty, e nello specifico le sue ultime incarnazioni
conosciute come Modern Warfare e Modern Warfare 2.
Ad insidiare il trono di uno dei brand in grado di battere innumerevoli record di vendita c’è stato, oltre alla sopracitata epopea Bungie, un titolo dal passato granitico, ritornato da qualche
anno prepotentemente in auge. Si tratta di Battlefield: Bad Company, capace di coniugare ai toni irriverenti di una campagna single player divertentissima e auto-ironica un multiplayer per certi
versi innovativo (almeno su console).
Incentrando il gameplay competitivo su modalità di gioco costituite da obiettivi modulari in cui la coordinazione del team risultava fondamentale, Bad Company, grazie anche alla re-introduzione
dei veicoli, apriva le porte ad ambientazioni di gioco enormi, completamente esplorabili e -soprattutto- (quasi) completamente distruttibili.
La possibilità di radere al suolo ogni costruzione presente utilizzando la forza bruta fu uno degli aspetti più interessanti della produzione DICE, forte anche di un motore grafico proprietario
in grado di calcolare in maniera soddisfacente e realistica ogni danno.
Nella battaglia dei numeri, naturalmente, la spuntò Infinity Ward ma la guerra per il trono era tutt’altro che conclusa.
Con l’arrivo di Bad Company 2, per Playstation 3, Xbox 360 e PC il 5 Marzo 2010, Electronic Arts e DICE sono pronte all’assalto, forti di una struttura collaudata con numerose limature qua e là,
capaci -sulla carta- di combattere alla pari per il titolo di miglior First Person Shooter.
La trama si apre con un flashback. 1944, Mare del Giappone: una truppa Statunitense è impegnata nell’ “operazione Aurora”; recuperare uno scienziato giapponese coinvolto nel misterioso progetto
di un’arma tanto tremenda da essere temuta al pari della bomba atomica.
Dopo una serie di serrati combattimenti il rocambolesco salvataggio va a buon fine ma, proprio mentre i nostri si stanno allontanando dall’isola, un bagliore li acceca e li avvolge, ponendo fine
in un istante alla missione.
Circa settant’anni dopo la Bad Company è impegnata in un incarico per conto del governo americano che porta i nostri scanzonati eroi sulle tracce di un comandante dell’esercito russo alla
ricerca, guarda caso, della sopra citata minaccia bellica.
Scoperto trattarsi di un ordigno elettromagnetico in grado di spegnere (letteralmente) l’intero territorio americano, i nostri vengono ufficialmente inseriti nelle forse speciali delle milizie a
stelle e strisce, convinte che i Russi useranno il potente marchingegno per avviare un’invasione degli Stati Uniti.
La missione è quindi semplice: recuperare l’arma ad ogni costo.
Nelle 8-10 ore che caratterizzeranno la campagna single player impersoneremo Preston Marlowe, uno dei soldati della “Compagnia B”, e verremo catapultati dall’Est Europa alla Bolivia lungo una
serie di scenari capaci di mozzare letteralmente il fiato.
Tra una sparatoria e l’altra ci sarà molto spazio per una narrazione (legata a numerose cut scene realizzate con l’ottimo motore di gioco) ricca di colpi di scena più o meno “telefonati” e del
pungente sarcasmo che già aveva caratterizzato con successo il primo episodio.
L’incedere si fa però leggermente più maturo: la comicità fa infatti spesso spazio a riflessioni interiori del protagonista e i personaggi, in generale, risultano psicologicamente più
approfonditi; un toccasana per il coinvolgimento.


